LA MISOGINIA ED IL SESSISMO ENTRANO NELLA CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE ED INSEGNANO IL PREGIUDIZIO ATTRAVERSO STEREOTIPI FUORVIANTI?

15.12.2019

Per insegnare  agli uomini maltrattanti a chiedere aiuto c'e' bisogno di rafforzare stereotipi  che vogliono far ricadere la responsabilita' della violenza maschile sulla donna vittima, che l' avrebbe suscitata?

di Avv. Michela Nacca


Giovedì 28 novembre 2019 alla Casa internazionale delle Donne di Roma,  si e' svolto  il Convegno "Colpire non è virile", a chiusura di un progetto finanziato dalla Regione Lazio sugli uomini maltrattanti,   di cui e' stata data diffusione in alcuni video via fb (v. in  https://www.facebook.com/maisonantigone/?eid=ARCZKCf6Vb3mm--ZXqDG7mxThRddHYYhlJcL5Qcu2E8FGy1lSkNqT98_5IugwjYpoV3kANZnr67z3tTQ  tratto da  https://www.facebook.com/100001409191825/videos/pcb.2730776640312616/2730694020320878/?type=3&theater ).

Premesso che il Progetto e' certamente pregevole e che l'esigenza di aiutare gli uomini violenti a prendere atto dei loro agiti e delle cause della loro violenza e' indispensabile per poter avviare un percorso di uscita dalla violenza e da una cultura non rispettosa dei diritti delle donne, tuttavia ascoltando i video pubblicati abbiamo verificato l'insinuarsi di alcuni "nuovi" stereotipi (che in verita' tanto nuovi non sono....anzi ci sembrano i soliti giustificativi della violenza maschile sulla donna)  che tradiscono l'intento del pregevole Convegno e del Progetto medesimo.

Cosi si e' detto  che, nell'approccio alle vittime di violenza domestica e ai carnefici di esse ( compresi dunque i figli minori) bisognerebbe adottare un'ottica che dovrebbe distruggere quelli che vengono definiti gli "stereotipi": cioè quello dell'uomo violento " forte" e che  "non chiede aiuto" , anzi semmai "presta aiuto", e l'altro della donna vittima "debole" (che dunque implicitamente viceversa "chiede aiuto").

Un approccio del genere, riferito a casi di violenza domestica maschile, ci sembra tuttavia del tutto fuorviante. Linguisticamente prima di tutto e poi concettualmente 

Quello del violento considerato "forte" e della vittima definita "debole" non è uno stereotipo ne' si tratta di pregiudizi ma di UN DATO DI FATTO.  Si tratta cioe' della fotografia  corretta dello sbilanciamento di  forze che si instaura in una relazione violenta tra partner, dove uno predomina agendo violenza e l'altra subisce contro la propria volonta'. Si tratta peraltro di una fotografia di dati  oggettivi rilevabili e rilevati  da Istat, Viminale, Commissioni sul Femminicidio e Relazioni all' UE ed al Grevio, all'ONU e all'OMS, nonché all'UNICEF.

Ciò perché in un rapporto di violenza il carnefice É quello forte e la vittima È la parte debole.... viceversa non avremmo circa 142 FEMMINICIDI l'anno !


Quello che sconvolge ulteriormente, perche'  conferma la nostra precedente comprensione, è sentire che la Relatrice, pur avviando  il discorso chiedendo di sconfiggere degli "stereotipi", poi invece propone ESPLICITAMENTE di sostituirli CON ALTRI STEREOTIPI CONTRARI.....

Stereotipi che a ben guardare sono la conferma della falsificazione del dato di fatto e aggiungono ulteriori pregiudizi a danno esclusivo della vittima ed a favore dell'uomo violento e persino femminicida !

Quali sono questi stereotipi suggeriti?

La Relatrice sembra proporre  esplicitamente quello della donna vittima "forte" e dell'uomo violento "fragile" !

Ma cosi facendo la violenza domestica e le sue reali dinamiche , in questo nuovo scenario dipinto dai  nuovi stereotipi , scompare del tutto  !

IN QUESTO MODO SI CHIEDE E SI INDUCE A NEGARE ESPLICITAMENTE LA RELAZIONE DI FORZA E ANZI DI POTERE INDISCRIMINATO E ANNIENTANTE ESERCITATO DAL FEMMINICIDA, QUALE ESSA INVECE È NEL CONTESTO SPECIFICO DELLA VIOLENZA AGITA (E NON CE LO DOBBIAMO MAI DIMENTICARE!).

Definire il violento "fragile" e la vittima "forte" significa indurre un ribaltamento  di ruoli ed una conseguente negazione della realta', perche' questi stereotipi  fanno  immediatamente ritenere che un uomo "fragile" non possa essere fino in fondo un violento, e se la vittima invece e' "forte", beh allora significa che se l'e' cercata o che addirittura avrebbe indotto alla violenza il "fragile"!!!
La conseguenza di un tal ragionamento  e' evidente: le vittime in questo modo finiscono per lesionarsi, violentarsi e ammazzarsi da se' perche' indurrebbero l'uomo fragile ad agire violenza!


LA DIMENSIONE E LA REALTÀ ' DELLA VIOLENZA IN TUTTO QUESTO DISCORSO SI PERDE !

Non solo .... perche' in realta' si fa strada un pericolo  ANCORA PIÙ SUBDOLO: definendo l'uomo "fragile" si suscita  EMPATIA verso chi agisce violenza domestica  e viceversa definendo "forte" la donna si suggerisce di riversare freddezza e distacco, sospetto proprio sulla donna vittima  (TANTO È LEI QUELLA FORTE) !

Certamente vittima di violenza puo' diventare qualsiasi donna, anche donne considerate forti .... altrettanto certamente possono trasformarsi in FEMMINICIDI anche uomini considerati fragili.

Non per questo tuttavia siamo autorizzati a trasformare e manipolare in senso inverso il rapporto di forze che si verifica nella specifica situazione della violenza domestica o violenza tra partner ! Perché il fatto che la vittima possa avere tendenzialmente un carattere forte, cio' non nega ne' deve sminuire la realta' della violenza da questa subita: ossia non nega il rapporto sbilanciato di forze a favore dell'aguzzino, da questi violentemente esercitato contro la vittima in un contesto specifico di violenza domestica, la quale solo in questo CONTESTO SPECIFICO potrebbe divenire PIÙ DEBOLE (relativamente al violento) a prescindere da quella che sarebbe stata l'indole caratteriale e comportamentale agita dalla vittima al di fuori di quel contesto.

Fare cio' che sembra suggerire la relatrice del convegno, ossia distruggere la visione del'uomo violento forte e della donna vittima debole, SIGNIFICA NEGARE LA REALTÀ DELLA VIOLENZA DOMESTICA....significa FUORVIARLA DEL TUTTO CON STEREOTIPI FALSI ...vuol dire NEGARE DIGNITÀ E GIUSTIZIA ALLA VITTIMA, FAVORIRE VICEVERSA IL REO ED IL REATO !

Tutto cio' e' tanto piu' grave se si pensa che tutto cio' e' stato detto dinanzi ad attiviste spesso impegnate come assistenti e volontarie nei CAV, Avvocate o Psicologhe.

PERSONE CHE POI AGIRANNO ANCHE NEI TRIBUNALI, PORTANDO DEGLI STEREOTIPI FALSI CHE INFLUIRANNO SUL LORO AGIRE ED IL LORO MODO DI PENSARE ED APPROCCIARSI ALLE VITTIME, CREANDO ULTERIORI DISCRIMINAZIONI VERSO LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA DOMESTICA.
NON IGNORANDO CHE LA RELATRICE nel video dice di voler riproporre una siffatta formazione ANCHE PRESSO I CONSULTORI !

No signore ...

Questo approccio empatico si puo' avere in ambito psicoterapeutico personale ed individuale, empatizzando come volete con il violento, tra le 4 mura del vostro studio psicoterapeutico  (SPERANDO NON SIA UN APPROCCIO CHE FINISCA PER RAFFORZARE IL CONVINCIMENTO ABNORME DEL CRIMINALE E LA.MENTALITA' MISOGINA PATRIARCALE CHE TANTO SI DICE  DI COMBATTERE !!!!!)
MA MAI DEVE ESSERE ADOTTATO IN UN CONTESTO GIURIDICO E PROCESSUALE, NÉ IN QUELLO PERITALE, NÉ IN QUELLI DI SUPPORTO ALLE VITTIME, NÉ DINANZI AD OPERATORI DI QUESTI SETTORI... MAI !

E poi ci stupiamo se donne vittime di violenza sostengono di essere state discriminate in luoghi e da persone preposte alla loro protezione?

Poi vogliamo anche andare a manifestare contro il ddl Pillon, quando invece il suo contenuto riflette esattamente la visione espressa durante questo Convegno e da questa Relatrice?

Vogliamo poi stupirci della diffusione della  "scienza spazzatura" alienazione Genitoriale nei tribunali italiani?

Possiamo stupirci della imperfezione grave della L.54/2006 che, non includendo in modo esplicito la violenza domestica come condizione di negazione dell'affido a chi ha agito violenza, di fatto riapre le porte alla POTESTÀ GENITORIALE PATRIARCALE pur non nominandola ?

SIAMO SICURE DI AVERE LE IDEE CHIARE QUANDO DICIAMO DI VOLER COMBATTERE IL PATRIARCATO CHE SI ESPRIME NELLA VIOLENZA DOMESTICA MASCHILE ?